Mobilizzazione di protesi di anca

La mobilizzazione della protesi d’anca è un argomento importante nel campo dell’ortopedia, in particolare per i pazienti che sono già stati sottoposti ad una sostituzione protesica. Ma cosa significa esattamente “mobilizzazione” e come può influire sulla vita di chi ha subito un intervento di protesi? Scopriamolo insieme.

La mobilizzazione è una complicanza che può insorgere dopo l’impianto di una protesi d’anca. In pratica, la protesi  non raggiunge l’integrazione con l’osso o la perde con il trascorrere del tempo.

La mobilizzazione è infatti una delle cause principali di fallimento di una protesi d’anca e può causare dolore e difficoltà nel camminare. Nel mio studio ortopedico a Milano, tratto questi casi con attenzione, cercando di trovare soluzioni mirate per ogni paziente.

Perché un‘impianto si mobilizza?

La mobilizzazione di un impianto protesico avviene quando l’impianto perde la stabilità rispetto all’osso. Questa condizione può essere causata da una mancata osteointegrazione iniziale o da modifiche successive nell’osso o nella protesi.

I sintomi principali sono dolore e difficoltà nel camminare, eventualmente accompagnati da ulteriori sintomi come ad esempio, febbre o rossore nel caso di infezioni in atto. 

La mobilizzazione della protesi, infatti, in alcuni casi può occorrere in seguito a un’infezione sottostante. Questo può accadere dopo l’intervento o anche a distanza di tempo, a causa di batteri che raggiungono l’articolazione. In questo caso viene detta mobilizzazione settica. I fattori di rischio includono diabete, obesità e l’uso di farmaci immunosoppressori.

Nella maggior parte dei casi invece la mobilizzazione avviene per una perdita di adesione all’osso, senza che vi sia un’ infezione, venendo pertanto definita asettica.

Perché si manifesta la mobilizzazione asettica?

Ci sono diverse ragioni per cui la protesi può perdere la sua adesione all’osso, portando alla mobilizzazione, senza che vi sia un’ infezione. E’ un processo graduale e lento, che provoca alterazioni della protesi stessa o dell’osso intorno alla protesi. 

Le cause possono essere sia meccaniche per malallineamento dell’impianto che comporta maggiori sollecitazioni tra osso e metallo, sia dovute all’usura dei materiali. 

I materiali utilizzati decenni fa non erano così resistenti da sopportare lo “stress” delle attività quotidiane ed infatti possono incorrere nell’usura. Una delle cause biologiche di mobilizzazione asettica è infatti l’usura del polietilene.

Ognuna di queste cause però si combina all’altra. Infatti con la perdita della stabilità dell’impianto, ovvero della sua corretta adesione all’osso, il danno peggiora, portando ad un ulteriore usura della protesi, peggiorando la situazione. 

Come riconoscere i sintomi?

La mobilizzazione è un processo graduale e lento. I sintomi meccanici insorgono in genere quando la stabilità dell’impianto è compromessa:

  • Dolore in regione inguinale che si estende alla coscia o al ginocchio durante il movimento o al carico.
  • Difficoltà nella deambulazione.

Se hai uno di questi sintomi, è importante rivolgersi a un ortopedico. Per capire se una protesi d’anca si è mobilizzata, l’ortopedico richiede esami come radiografie, scintigrafia ossea ed esami del sangue. 

Quando è necessario l’intervento chirurgico?

I trattamenti per la mobilizzazione variano a seconda della gravità della condizione. Inizialmente, se la protesi è ancora stabile e il dolore è lieve, il trattamento sarà conservativo, ma controllando periodicamente la situazione dell’anca.  

Tuttavia, se la stabilità dell’impianto non è più garantita e il dolore è grave con limitazione nelle attività quotidiane, potrebbe essere necessaria una revisione protesica. In cosa consiste? Nella rimozione del vecchio impianto e la sostituzione con un nuovo dispositivo al fine di restaurare la stabilità e la corretta biomeccanica dell’anca. 

E’ possibile evitare l’intervento chirurgico?

La mobilizzazione è un processo lento e graduale. 

Ma è possibile evitare tutto questo e prevenire la mobilizzazione? Dopo un intervento di protesi d’anca, è importante fare controlli periodici per monitorare la salute dell’impianto e identificare eventuali problemi prima che diventino gravi. Fondamentale è prevenire l’insorgenza dell’instabilità, riconoscendone le cause precoci. 

Nel mio studio ortopedico a Milano, siamo specializzati in interventi di revisione e in tutte le fasi di recupero che seguono, per garantire il miglior risultato possibile. Se hai domande o se stai affrontando questo problema, non esitare a contattarmi.